Da sempre, ballare mi fa stare bene. Come ho già raccontato, avrei voluto fare la ballerina, ma quel sogno ha cambiato forma.
La danza è un’emozione che nasce da una musica e si fa movimento. Il corpo racconta ciò che le parole non sanno dire.
Accompagna l’essere umano fin dall’antichità. In tutti i generi, il ballo è un linguaggio immediato che non ha bisogno di traduzione. Ballare fa bene alla mente e al corpo, è un balsamo. E come sosteneva Platone: “Cantare bene e ballare bene significa essere ben educati”.
La danza è un momento di svago in un contesto dove il timore del giudizio non ha spazio, ma non è solo divertimento. E’ abbandonarsi alle emozioni, è fidarsi e stare con gli altri.
E’ un toccasana. Per la fantasia, per la postura, per la memoria, la concentrazione. E’ un arricchimento per il corpo.
La danza è un’arte raffinata che va oltre la fisicità e la parola. Mentre balliamo non andiamo altrove: siamo sul presente. I pensieri si alleggeriscono, la vicinanza dell’Altro smette di essere giudizio, per essere presenza senza invasione.
Ballare è stare nel proprio corpo. Ballando siamo in stretta connessione con il nostro mondo interiore. Qui le emozioni irrompono, si incontrano, si scontrano e si sovrappongono esprimendosi nella gestualità del corpo. Nelle mani, nelle gambe, nelle espressioni del viso.
La mente può camuffare le sensazioni, ometterle e anche tacere. Il corpo non mente. Porta con sé emozioni e pensieri e li lascia vedere. Ballare aiuta ad esplorare e conoscere i nostri aspetti più autentici.
Ed è nei balli di coppia che tutto questo diventa più evidente. Qui, la relazione è necessaria, soltanto che cambia forma: nel valzer è elegante, nella salsa è allegra, nella bachata è dolce.
E poi c’è il tango dove la relazione si vede e si sente di più.
Ho pensato di usare il tango per comprendere meglio alcuni nodi. “Parlando il tango” diventa più facile osservarli anche nelle relazioni di coppia. Nel tango c’è l’abbraccio che rende la relazione più intensa, più stretta e più silenziosa.
Non è un caso che sia spesso citato come la metafora della coppia.
Infatti, sia il ballo che il tango, nello specifico, è stato inserito nei percorsi di crescita personale e riabilitativa.
E’ danza dell’abbraccio e dell’improvvisazione, che balla in silenzio: parlano i corpi. Il tango è un incontro con l’Altro, è relazione e ascolto, è condurre e seguire, è sedurre e creare, è danzare nell’abbraccio, che sia protettivo quando è chiaro, che sia un segno di fiducia e dono reciproco.
Una magia in un incontro silenzioso dove i corpi si sfiorano, si respirano, si abbandonano. In questo spazio magico scopriamo le nostre difficoltà, ma anche la possibilità di superare i nostri limiti.
Per stare con l’Altro devo stare con il mio corpo. Radicarmi. Sentire i piedi a terra. Sentire dove sono nello spazio. Sentire dove metto il mio peso. Quando nel tango mi sento, mi sento libera. Libera di scegliere, di cambiare passo, di far nascere una nuova figura senza paura di cadere.
Ascoltare e dialogare. Nessuna sottomissione, ognuno ha un ruolo, nessuno può fare a meno dell’Altro. L’uomo dà il percorso, ma ascolta la parola silenziosa della donna. Il tango diventa così un dialogo di sensibilità, dove la coppia in ascolto si incontra nella vicinanza e nel linguaggio.
Ed è nella magia dell’abbraccio che nel tango si realizza il contatto tra due corpi, che non restano separati, ma diventano coppia. Da quel momento, non è lui che fa e lei segue, ma è la coppia che si muove. E’ il noi.
Al contrario, quando una persona non si sente sicura, nel ballo come nella vita, fa fatica: compete con il partner, non tollera l’errore, neanche quello più banale. Per paura, si chiude, con l’illusione di poter fare tutto da solo.
Nella coppia è la stessa cosa. Se sono in equilibrio, se sono radicata, non mi aggrappo per non cadere. Stiamo insieme leggeri, senza pesarci addosso. Se non so stare in piedi da sola, se oscillo, cerco una stampella e divento un peso. Rinunciando alla possibilità di amare.
E nel tango l’abbraccio insegna il contrario. E’ già così: avvolge senza stringere, protegge senza trattenere. Non soffoca e non è un peso per l’altro.
E quando termina l’abbraccio, ognuno torna nell’individualità del proprio radicamento ed equilibrio. Rimanendo vicini senza aggrapparsi.




